Angelo Volpe – WHAT ABOUT TOMORROW? – Rio de Janeiro

Location

Galeria “Cândido Portinari”
UERJ – Universidade do Estado do Rio de Janeiro

Data
26 novembre - 19 dicembre 2013
Indirizzo
Rua São Francisco Xavier, 524
Maracanã - Rio de Janeiro

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“What about tomorrow?” accompagna l’osservatore in un mondo fantastico, nel quale sono rappresentate figure antropomorfe, metafore di un’innocenza perduta e di una vulnerabilità che riflettono il turbinio di angoscia, caos e violenza cui è sottoposto l’uomo nell’epoca della globalizzazione.
Gli scenari fiabeschi dei dipinti sono “traditi” dalla presenza di loghi di alcune tra le più importanti multinazionali. Elementi perturbanti che, lungi dal voler rappresentare un richiamo alle aziende cui appartengono, sembrano suggerire invece la possibilità che il sogno possa scivolare, in maniera quasi impercettibile, verso l'incubo, l’oblio.

Per l’esposizione brasiliana, l’artista ha realizzato tre opere di grande formato (100 x 70 cm) in omaggio al Brasile e alla sua cultura. Il primo di questi lavori è “São Sebastião” Santo Patrono della città di Rio de Janeiro. L’opera è una personale reinterpretazione del più noto “San Sebastiano” di Guido Reni, (Bologna 1575 - 1642) pittore e incisore del ‘600 italiano.
Il dipinto presenta il Santo rappresentato con uno stile classico nel quale però sono inseriti elementi e oggetti tipici della nostra contemporaneità, elementi dissonanti rispetto ad un mondo e ad un tempo bucolico se confrontato al ritmo frenetico che imperversa e scandisce i nostri giorni. Stile classico e al contempo attuale con cui si determina una visione moderna e contemporanea del Santo.
Con il titolo “Hold fast”, il secondo dipinto raffigura Saci-Pererê, uno dei personaggi più popolari del folklore e della cultura indios brasiliana; un ragazzino mulatto, con tanto di pipa e con un berretto rosso magico che gli permette di scomparire e riapparire dove vuole, esaudendo i desideri di chi riesce a rubargli il cappello.
Il ragazzino ha una sola gamba perché, una volta imprigionato come schiavo, preferì sacrificare l’altra per riacquistare la propria libertà. Nasce da questo legenda la scelta del titolo: “Hold fast”, resisti, tieni duro, resta in equilibrio su te stesso. Qui però, nell’interpretazione di Angelo Volpe il Saci-Pererê è raffigurato in età adulta e matura con il corpo ricoperto di tatuaggi e le sembianze del Popeye, uno dei più noti cartoni animati dei primi anni ‘30: marinaio, guercio di un occhio, con una caratteristica pipa, che in alcuni primissimi episodi si trasforma in oggetto per sfuggire al pericolo ed essere portato in salvo.

Il terzo dipinto, dal titolo “O’ Cangaceiro” (interprete del movimento dei ribelli che tra il XIX e il XX secolo osteggiarono e combatterono i grandi proprietari terrieri, ereditieri di una nobiltà coloniale dal carattere feudale), rende omaggio alla cultura brasiliana e al pittore Candido Portinari (Brodowski 1903 - Rio de Janeiro 1962), uno dei maggiori rappresentanti dell'arte brasiliana del XX secolo. Il cangaceiro è raffigurato con le sembianze bizzarre di un teschio antropomorfo, indossa il tipico cappello con feluca aperta, riccamente decorato con croci, mentre il collo è avvolto da un fazzoletto rosso. Le mani, più di una - metafora del sostegno del popolo - imbracciano armi.
Una mano scarnificata lambisce un noto marchio leader nel mercato mondiale della frutta in scatola, quasi a ribadire la metamorfosi di un potere coloniale dal carattere feudale che nel corso della storia si è trasformato in quel potere economico che oggi alcune grandi multinazionali esercitano sugli stati e sui cittadini. Sullo sfondo il tipico caatingas, paesaggio arido in cui un cactus e un albero privo di foglie si stagliano su un cielo ricco di colori sgargianti, teatro delle gesta del cangaceiro il cui mito continuerà ad aleggiare in eterno.
Le opere analizzano pertanto, l'Io alla ricerca della propria storia e della propria identità, per trovare una forma nella quale riconoscersi rispetto alle forme dell'identità che la globalizzazione sta ridisegnando nella nostra società.

L'Io globale colloca la dimensione attuale ricostruendo le tappe che l'hanno preceduta, in una sorta di stratificazione delle esperienze e delle conoscenze di ciascuno di noi e che hanno generato questo presente. Tra queste, per esempio, quelle prodotte dalla chirurgia estetica, come la manipolazione del corpo; o ancora, l’infinita “fantasmagoria della merce” di una società che ha eretto il consumo a parametro universale, capace di colonizzare non solo la sfera materiale dell’esistenza, ma anche la dimensione dell’immaginario e della politica, dell’intimità e dei sentimenti. Nel processo di standardizzazione della società si verifica così una sorta di ibridazione culturale. Veniamo catapultati in un ordine globale che nessuno comprende del tutto, ma che sta estendendo i suoi effetti su tutti noi.
La globalizzazione, processo di vastissima portata caratterizzato da tensioni, contraddizioni e ambivalenze, genera effetti rilevanti sia positivi che negativi in ogni ambito della vita quotidiana. Nella trama delle tele il colore intesse tale vivere quotidiano nel quale non troviamo né condanna né salvezza, ma soltanto quesiti irrisolti, che ci invitano a riflettere sui diversi aspetti della società globalizzata.

In mostra sono esposte anche altre tele di formato più piccolo (70 x 50 cm), il video “sweetlandia” dalla durata di circa 5 minuti e un’istallazione site-specific dal titolo “Ring around the rosey”. “Ring around the rosey” è una composizione realizzata utilizzando 22 bambole gonfiabili nude (maschi e femmine) disposte in circolo, come in un “girotondo”. L’istallazione analizza il tema della mercificazione del corpo e della standardizzazione dell’individuo, la difficoltà nel raggiungimento di una propria identità. L’anello mancante del cerchio si differenzia dall’uniformità della “massa” globalizzata e omologata con un gesto estremo, tragico e ironico allo stesso tempo.
La femmina si “eleva” e si stacca dal branco definitivamente impiccandosi nella “plastica” indifferenza degli altri spettatori, usuali e permanenti (le bambole) e occasionali (i visitatori). Lo spettatore stesso è parte attiva dell’opera: può essere un osservatore distaccato (restandone fuori) oppure far parte della “cerchia” entrando e vivendo l’esperienza in maniera diretta. Infine, l’esposizione è arricchita da una performance artistica che vedrà l’artista impegnato nella realizzazione di un’ulteriore opera “São Sebastião – marca registrada” (250 x 150 cm) durante l’inaugurazione della mostra; per questo lavoro Volpe si è avvalso della collaborazione e assistenza di alcuni studenti d’arte dell’Università brasiliana.

MAURIZIO SINISCALCO
Curatore della Mostra

Info

Mostra a cura di
Maurizio Siniscalco

Da un’idea di
Salvino Campos

Coordinamento generale
Marco Polito

Cura redazionale
Marco Polito

Catalogo
Paparo Editore

Allestimento mostra
ArteAs
Józef Czerw

Foto
Salvino Campos

Ufficio stampa /info
ArteAs